Astuzie persiane


Shahr –e Rey 16 Marzo 2012

Avrei voluto andare a visitare Mashhad, la città religiosamente più importante dell’ Iran ma la distanza da Teheran è proibitiva: 7 ore in treno o 14 in autobus (andarci in areo non mi sembrava appropriato). Allora mi hanno proposto di andare a Shahr–e Rey che dista solo mezz’ora in auto da Teheran. In questa città c’è un mausoleo dedicato due Iman (guide) molto importanti per gli sciiti.
Nella pausa tra l’allenamento del mattino e quello del pomeriggio, Rahman e Mohamad, due assistenti di Velasco, entrambi nati Shahr –e Rey si sono offerti di accompagnarmi.
Oggi è venerdì (che equivale alla nostra Domenica) e le gigantesche tangenziali di Teheran sono vuote. Andiamo veloci e in 20 minuti raggiungiamo la nostra destinazione. In centro c’è un po’ di traffico perché ci sono tanti fedeli che vanno a pregare.


Entriamo nel cortile esterno e chiedo se posso fare delle foto.

<<Certo, qui fuori puoi fare quello che vuoi>> mi rassicurano i miei accompagnatori e il giovane Rahman aggiunge <<in questa zona ci sono molte persone che vengono qui con la famiglia e passano il pomeriggio insieme a pregare e a mangiare. Ritengono che questo sia un luogo che fa da ponte tra gli uomini e Dio>>.


Ci togliamole scarpe ed entriamo nella parte riservata agli uomini. Dentro è tutto scintillante: la luce dei grandi lampadari e le pareti rivestite di piastrelle riflettenti creano un affascinate riverbero luminoso che toglie il senso della dimensione. Procediamo lentamente seguendo il flusso dei fedeli. La mia macchina fotografica è nella borsa e so che è la cosa giusta da fare, ma mi piacerebbe fissare in una foto questa atmosfera unica.

Terminiamo il giro e vedo Mohamad, allontanarsi.
<<Dove sta andando?>> chiedo curioso a Rahman che è rimasto vicino a me.
<<Va a chiedere ai custodi se puoi fare una foto.>>
Pochi secondi dopo, Mohamad torna in compagnia di un signore con la divisa che mi indica di seguirlo. Tutti insieme rifacciamo a ritroso il percorso e in una grande sala luccicante piena di gente indica l’angolo e fa il gesto del clic con l’indice. Guardo i miei due amici che sorridono, tiro fuori velocemente la macchina fotografico e scatto alcune foto. Il signore mi fa di nuovo cenno di seguirlo e mi porta in un altro posto che ritiene meritevole di essere fotografato. Una decina di foto dopo ci porta verso l’uscita e appena fuori chiedo come hanno fatto a convincerlo, visto che è pieno di cartelli con la scritta: NO PHOTO

Mohamad mi guarda con lo sguardo furbo: <<gli ho detto che noi siamo venuti a pregare solo perché tu ci hai costretto e quindi meritavi un regalo.>>

Ciao andrea

Andrea Zorzi

Ciao a tutti da zorro

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