La moschea nella neve

Amol 12 Marzo 2012

La partite di volley sono gli unici punti fissi attorno ai quali girano tutti gli appuntamenti di questo viaggio.
Nell’agenda c’è scritto che oggi c’è gara 3, decisiva per l’accesso alla finale dei play off.
Si gioca alle 17.00 ad Amol, “anonima e desolata distesa di edifici che fu la capitale del Tabarestan” (citazione testuale dalla guida Lonely Planet). La squadra locale Kalleh sfida la ben più famosa e titolata Paykan di Teheran.

Alle 8.00 di mattina fatichiamo a uscire da Teheran imbottigliati nel consueto traffico di questa immensa città (15 milioni di abitanti). Ci sono opinioni discordanti sul tempo necessario per raggiungere Amol. Si passa dalla 2 ore, dell’ottimista Meysam fino alle 4 ore, del più attendibile Davarzani, il presidente della federazione volley iraniana.

Appena riusciamo a sfuggire ai tentacoli di questa città, io e Julio seduti nel sedile posteriore, ci immergiamo in una discussione fitta fitta. Il presidente si gira verso di noi parlando a bassa voce e io riesco a cogliere solo alcune parole:<< … a lot of snow … mountains ….going  to Amol.>>
Cerco di dare un senso a ciò che ho sentito. Mi torna in mente Rahim, l’addetto stampa della federazione, il quale mi aveva informato che lungo la strada, avremmo potuto ammirare il Monte Damavand (5671 mt) dalla forma simile al monte Fuji.
<<Davarzani avrà detto che oggi vedremo  molta neve sui monti>> penso tra me e me e invece, pochi minuti dopo, inizia a cadere qualche fiocco di neve. Qualche chilometro dopo, i fiocchi diventano tanti e cominciamo a vedere auto ferme ai lati della strada.

Al volante Mojtaba, il giovane architetto figlio del presidente Davarzani, deve fare lo slalom tra i camion e le auto bloccate dalla neve. Guida con abilità cercando di mantenere una velocità costante senza cambiare direzione. Pochi metri davanti a noi un pullman giallo comincia sbandare sulla sinistra. Si blocca, prova a ripartire ma la pendenza lo spinge verso il guard-rail. Dalla porta anteriore salta giù un ragazzo con un tappeto in mano. S’inginocchia a terra e infila il tappeto sotto la ruota.
La gomma riesce a fare presa e il pullman guadagna un metro.
Il ragazzo sfila rapidamente il tappeto, fa un balzo in avanti e lo rimette di nuovo sotto la ruota.
Un altro metro guadagnato.
Guardiamo questa scena ipnotizzati: la neve scende compatta e il coraggioso ragazzo continua con l’insolito rituale. Il pullman guadagna un metro alla volta ma riesce a non fermarsi.
Per noi si apre uno slargo sulla destra e li superiamo. La pendenza della strada si addolcisce e riusciamo a riprendere velocità. Rimane alto il grado di tensione ma il peggio sembra passato.
Mezz’ora dopo ci fermiamo per una breve sosta. Sulla sinistra tra i cumuli alti di neve compaiono tre cupole dorate: la moschea nella neve. Scendo incantato dal contrasto tra l’oro delle cupole e il bianco della neve. Moschea e neve è un altro binomio che la mia testa respinge, eppure è lì, pochi metri davanti a me.
Mi chiamano e torno di malavoglia in auto, dove mi offrono una tazza di tè caldo. Bevo lentamente, molto lentamente ma i miei occhi rimangono incollati ai riflessi dorati delle cupole della moschea.
Il resto delle 5 ore necessarie per arrivare a Amol, scorrono veloci. Si alternano ampie vallate  innevate e  pareti rocciose a picco. Proseguiamo  senza altri intoppi dietro a lunghe file di camion che sputano fumi nerastri.

Ci aspettano nella sede della Kalleh, l’azienda che sponsorizza la squadra locale di volley che produce formaggi, latticini, yogurt e bibite.
E’ l’azienda leader nel settore in Iran. Hanno 7000 dipendenti in totale, 2000 solo ad Amol. Trattano 1 milione e mezzo di litri di latte al giorno ed esportano il 20% della produzione, soprattutto in Iraq e Qatar.
<<Questa fabbrica l’hanno costruita i tedeschi che continuano a collaborare direttamente con noi nella gestione degli impianti. Ma siamo orgogliosi dei rapporti commerciali che abbiamo instaurato con altri paesi. Per esempio: importiamo i tortellini dall’Italia e dagli Stati Uniti compriamo il burro, tanto burro …>> sottolinea soddisfatto Mansoorian, il direttore gestionale della Kalleh.
A pranzo ci fanno assaggiare le loro specialità; tutto buono a parte una bevanda frizzante allo yogurt! Mentre usciamo per andare nel residence dove alloggeremo, chiedo a Mansoorian se il nome Kalleh ha qualche significato particolare. Sorride e mi dice: << the breast of cows.”
Cerco la parola in italiano ma riesco ricordare solo il termine in dialetto veneto: scarpo. Mentre sorrido all’idea di una squadra che porta questo nome sulla maglia mi viene in mente: mammelle!
Non male, stasera vado a vedere la partita tra mammelle e auto. Paykan, infatti  è il nome dell’azienda automobilistica che per anni è stata monopolista in Iran. Negli ultimi anni invece, pare che la Saipa, sponsor della squadra che ha già raggiunto la finale dei play off di pallavolo, stia guadagnando importanti quote di mercato.

Qui potete  leggere il post sulla partita e sull’atmosfera che abbiamo trovato nel gremitissimo palazzo dello sport.

Dopo la partita vinta da Kalleh, Velasco viene accerchiato da un gruppo di tifosi che lo acclamano. Alcuni poliziotti lo proteggono fino all’auto, dove s’infila velocemente. Ci aspettano per la cena in un residence che è stato costruito dalla Kalleh appositamente per accogliere gli ospiti stranieri e i tecnici tedeschi che lavorano regolarmente a Alom.
<<Molti preferiscono alloggiare in appartamenti stile europeo e noi cerchiamo di soddisfarli>> ci spiega Mansoorian mentre entriamo nella sala da pranzo con il tavolo già pieno di cibo.
La cena è gradevolissima e mangiamo senza fare troppa conversazione. In Italia il silenzio tra commensali è raro e quando capita mi sento molto a disagio. Stasera sto bene e non ho nessuna voglia di cercare argomenti per stimolare la discussione.

La giornata è stata lunga e subito dopo cena crollo nel mio lettone “king size western style”.
Alle 6,25 mi sveglia Velasco bussando energicamente alla porta perché dormivo ancora e alle 6.30 c’era la colazione. Recupero il ritardo e alle 7.00 in punto sono in auto pronto per tornare a Teheran.
Manteniamo la stessa formazione di ieri, io e Velasco dietro, il presidente Davarzani davanti e il figlio alla guida. Oggi c’è un bel sole che renderà il viaggio più rilassato e ci permetterà di ammirare le splendide vallate che ieri abbiamo solo intravisto. Io non vedo l’ora di rivedere che effetto fanno le cupole d’oro della moschea con il cielo azzurro ma prima di arrivarci mi godo un altro spettacolo mozzafiato che provo a trasmettervi con un paio di foto.

ciao a presto andrea zorzi

 

Andrea Zorzi

Ciao a tutti da zorro

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