Entrare fuori.

Il cancello d’acciaio si chiude inesorabile dietro alle nostre spalle, e siamo dentro alla Casa Circondariale di Larino. Le guardie ci sorridono, ci stringono le mani a turno e ci guidano in quella che a tutti gli effetti è un’aula scolastica, se non fosse per le porte blindate e i detenuti al posto degli studenti. Solo ora, mentre Andrea dialoga con loro stringendo una palla da volley tra le mani, ho il tempo di ascoltare le sensazioni che provo: mi rendo conto che, stranamente, mi sembra tutto molto normale, molto naturale. Chiuso qui dentro, in quest’aula dove i carcerati ascoltano attenti, sghignazzano e alzano le mani prima d’intervenire, è quasi impossibile sentirsi in una prigione.

Paradossalmente è solo quando usciamo nel campetto sportivo, che il carcere m’investe in tutta la sua claustrofobica concretezza. Ci troviamo circondati dal grigio delle mura in cemento armato dell’edificio: da dietro le fitte inferriate rosse delle finestre, con i panni stesi ad asciugare,  spuntano volti, mani, corpi, sguardi che ci osservano. La presenza muta di questi “spettatori” mi provoca uno strano stato di tensione, di allerta, mi riporta all’idea del carcere così come me l’ero immaginato prima di entrare. E accende un cortocircuito per cui io, che sono in una zona percepita dai carcerati come uno degli spazi più liberi, intuisco per la prima volta, realmente, cosa significhi vivere in una prigione.

Mentre Andrea spiega i fondamentali del gioco e dà un’infarinatura sul regolamento, guardo i detenuti in faccia, scruto i loro occhi attenti e i loro volti che – forse ingenuamente – mi sembrano distesi, come se essere dentro a questa parentesi, aiutasse loro a chiudere fuori dalla testa la vita di tutti i giorni.  Senza nemmeno accorgermene, sto già confrontando la rete che viene montata con le recinzioni dell’istituto, le linee che delimitano il campo con le cancellate che limitano i movimenti quotidiani dei detenuti, il regolamento dello sport con quello della prigione. Tutto si gioca tra un dentro e un fuori, un’apertura e una chiusura, una libertà e una privazione. Sperimento sulla mia pelle quanto ambigui siano certi concetti, quanto una stanza chiusa tra quattro mura mi abbia fatto sentire libero, quanto un luogo aperto mi stia facendo sentire lo stato di reclusione che si respira in un carcere.

Una palla mi rimbalza davanti, proprio su una linea del campo. Sperimentare i limiti del nostro ambiguo senso del dentro e del fuori, mi fa ripensare a quanto, nella vita di tutti i giorni, le carceri siano tenute fuori dalle nostre esistenze, fuori dalla vista, fuori dai paesi, fuori dai pensieri, molto spesso fuori – come ci conferma il direttore Rosa Laginestra – anche dai progetti sportivi. Qui dentro, ci racconta, un’attività semplice come camminare liberamente per qualche tempo, diventa una necessità fondamentale per una persona che conduce una vita in stato di reclusione, convivendo ogni giorno con il fatto di avere una libertà di movimento ridotta al minimo. Evidentemente non tutti i confini sono identici, non tutti i limiti sono uguali: in uno spazio come un carcere, la sensazione di libertà va racchiusa in un rettangolo, protetta, custodita e confinata all’interno di uno spazio in cui, varcando una soglia, si è certi di poterla sempre ritrovare, seppure solo per qualche momento. Anche per questo valore lo sport, nella Casa Circondariale Larino,  è considerato una parte fondamentale nel percorso pedagogico di riabilitazione e risocializzazione, in modo che essere “dentro”, non significhi finire per sempre sentirsi tagliato “fuori” da tutto il resto del mondo.

Le guardie ci invitano a terminare. Mentre già varco la soglia, cercando d’immaginare cosa prova il detenuto al mio fianco sapendo che mentre io sto uscendo lui dovrà rientrare in cella, osservo la palla rotolare a bordo campo. Non saprò mai se era dentro o fuori.

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9 Risposte a “Entrare fuori.”

  1. Johana Yrribarren Seras 18. giu, 2011 alle 19:49

    La vita all’interno di un carcere è molto triste, perché sei lontano dal tuo …
    Parole come è il vostro show reportarje è quel mondo che pochi conoscono tanto quanto la tristezza dei loro cuori, per le ragioni che ci hanno portato in questo luogo.
    Mio padre ha parlato di questa storia in una lettera che mi ha mandato a leggere l’articolo, è in il cancello di Larino, forse pensava di poter vedere le foto di lui io sono dal Perù ed è già tre anni da quando mio padre è lì, spero solo che presto.
    Se si potrebbe mettere qualche foto della giornata la visita Zuori Andrea, sarei felice ….
    vedere mio padre come stato tutto questo tempo.

  2. Ciao Johana, ti ringraziamo molto per il tuo commento.
    Qui trovi le foto che abbiamo scattato durante la visita a Larino:

    http://www.flickr.com/photos/traccedisport/sets/

    Se vuoi, puoi anche scaricarle.

    A presto.

  3. scusate anche io ho un parente detenuto al carcere di larino mi ha scritto che il 30-05-2011 lui insieme ad un campione del volley alza una coppa e si vedeva sui siti http://www.tracce di sport .com -www. facebook.com ma non riesco a trovare niente mi potete aiutare grazie infinitamente a presto

  4. scusate anche io ho un parente detenuto al carcere di larino mi ha scritto che il 30-05-2011 lui insieme ad un campione del volley alza una coppa e si vedeva sui siti http://www.tracce di sport .com -www. facebook.com ma non riesco a trovare niente mi potete aiutare grazie infinitamente a presto ciao

  5. Ciao Mimmo, in questi giorni abbiamo avuto alcuni problemi tecnici con FLICKR. Ora è tutto sistemato:
    per vedere le foto scattare durante il nostro viaggio usa questo link e seleziona i 2 album riguardanti il MOLISE.
    Speriamo che tu possa trovare le fotografie che stai cercando.

    http://www.flickr.com/photos/traccedisport/sets/

  6. ciao diego grazie mille ho visto le foto realizzate da voi ed ho trovato parenti e amici e stato bello ed allo stesso tempo emozionante un gran bel lavoro ti ringrazio molto e vorrei chiederti un ultima cosa ( si possono scaricare ? )scusami e ancora grazie a presto

  7. Certo, le foto sono tutte scaricabili.
    Non è possibile farne usi commerciali, ma puoi liberamente scaricare le foto che preferisci.
    Ciao e a presto.

  8. ok grazie sono per uso familiare site grandi sia come gentilezza che come lavoro a presto e grazie ancora

  9. Per Johana: la foto è la MG2473