Amaro

 

La giornata di oggi si è giocata tutta tra due luoghi opposti tra loro, eppure allo stesso tempo incredibilmente simili: il velodromo Paolo Borsellino a Palermo, e il percorso nei pressi di Cerda, piccolo paese nelle Madonie, su cui fino agli anni settanta si è disputata la Targa Florio, leggendaria corsa automobilistica che doveva il suo nome a una delle più influenti dinastie siciliane del primo Novecento.

Il velodromo Paolo Borsellino è stato costruito solo nel 1991, eppure oggi si sta già discutendo sull’idea di abbatterlo. È uno spazio definito e delimitato. Talmente chiuso che è riuscito a respingerci: lo abbiamo guardato dall’esterno, in silenzio, sbirciando tra le maglie d’acciaio delle inferriate. Osservandone la struttura, e scoprendo lo stato d’abbandono degli spazi circostanti, ho avuto l’impressione di trovarmi davanti a un gigante imprigionato, così solo e chiuso in se stesso da finire inevitabilmente per ammalarsi.

Mentre stavo ancora elaborando queste sensazioni, abbiamo raggiunto Cerda e il buonumore mi è tornato per qualche istante, chiacchierando con alcuni residenti, per scoprire come convivessero con il ricordo della Targa Florio. “Era senza dubbio la corsa italiana più importante. La Mille Miglia si deve accontentare del secondo posto e la Formula Uno, in quegli anni, era solo terza nel cuore degli appassionati” ci spiega orgoglioso il più anziano di loro.

Al contrario del velodromo, il circuito della Targa Florio non è confinabile in un luogo altrettanto preciso. Attraversava un gran numero di centri abitati, attirando diverse centinaia di migliaia di appassionati. Era parte del tessuto sociale di quelle zone, ne costituiva l’ossatura e l’identità. Non aveva nemmeno barriere concrete, o quasi. In diversi punti folle intere si ammassavano fino al ciglio della strada, rischiando la pelle – e in più di un’occasione, a dire il vero, lasciandocela anche – a ogni passaggio dei bolidi in gara. Eppure oggi quasi tutto quello che resta di questa corsa è finito stipato tra le quattro mura di un piccolo museo che Antonio Catanzaro, instancabile appassionato, ha dovuto mettere insieme con le proprie forze, collezionando cimeli, fotografie, documenti e materiali legati all’epica corsa.

Le vecchie tribune sono ormai fatiscenti, le strutture che servivano da box non visitabili, le infrastrutture inagibili e abbandonate, e ben poco altro sembra sia rimasto a testimoniare la gloria del passato. Una parabola assurda, per un evento che per anni è stato il vanto di un’intera regione, e tra le più importanti manifestazioni sportive italiane.

Inutile nasconderlo: mentre cammino sulle strade dove una volta sfrecciavano automobili in corsa, osservando le rovine di un mito caduto nel vuoto, mi resta un po’ di amaro in bocca. E quando lo stesso Antonio Catanzaro ci racconta che oggi uno dei pochi prodotti in commercio ancora legato al nome dei Florio, è proprio un amaro, non posso far altro che pensare che il destino, certe volte, ha un curioso senso dell’umorismo.

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5 Risposte a “Amaro”

  1. Giorgio Mottola 17. mag, 2011 alle 15:58

    Hola Diego, forse potrebbe interessarvi la poesia che Linolini ha dedicato proprio a Targa Florio. Ammetto di non averla compresa in toto, ma sicuramente lì qualcuno potrà aiutarvi a tradurla…

    La trovi qui: http://www.poesianuova.it/poesia.php?poesia=193919&Targa+Florio

    Un saluto a tutta la ciurma!

  2. Grazie del commento Giorgio, diamo subito un’occhiata alla poesia che ci hai segnalato.

  3. salve diego che nostalgia della vecchia targa florio non dimentichiamo che e stata la prima gara automobilistica al mondo da qui sono passati i più grandi campioni del mondo compreso il grande fangio per nominarne uno per darvi unideà il giorno della gara vi erano 800.000 persone ad assistere mi ricordo ero ancora un ragazzino era bellissimo sentire il rombo dei motori delle macchine che sfrecciavano senza parlare dell’economia che gireva tuttintorno, un saluto a tutto lo staf .quanto sarebbe bello poter rivivere quei bei anni passati

  4. salve diego che nostalgia della vecchia targa florio non dimentichiamo che e stata la prima gara automobilistica al mondo da qui sono passati i più grandi

  5. che spessore anche la “traccia di sport” targa florio!