Il luogo intimo del campione | Articolo Treviso

Il luogo intimo del campione

Ci sono luoghi intimi, anche i grandi campioni ne hanno.
Il fotografo, per “colpa” del suo istinto vorrebbe fotografarli, ma non tutto è fotografabile.
Ci sono luoghi che proprio perché intimi non vanno fotografati.
Mentre la mia bocca chiedeva di poter fotografare il cuore già mi diceva che non aveva senso. Prima di completare la mia richiesta mi stavo già dicendo: “sei un cretino”. Me ne sono vergognato.
A volte ho  la presunzione di poter comunicare tutte le emozioni con la fotografia. E’ sbagliato.
Certe emozioni vanno vissute, a volte piante… e basta.
I luoghi intimi non sono mai facilmente accessibili.
A volte ci si accede da una scada retrattile, ma arrivati sopra c’è un mondo. Il Mondo.
La storia dell’uomo, la storia del campione.
Ogni uomo ha il suo rifugio nel quale trasformarsi in campione e nel quale ritornare uomo. Anche don Diego de la Vega aveva il suo luogo segreto nel quale, alla sola presenza del fedele Bernardo si trasformava in Zorro. E Zorro, l’eroe che non ha paura di nessuno, odiato dagli avversari per la sua intelligenza e determinazione, quando arriva in quel  rifugio  è costretto a piegarsi, tornando all’altezza degli “umani”, e ad abbassare la voce, per rispetto dei ricordi e di quella persona che con amore maniacale ne cura la conservazione. Scarpe, magliette, tute, medaglie, giornali, fotografie e dediche mi catapultano per un attimo nei palazzetti più prestigiosi del mondo. Sento i cori dei sostenitori e mi pare di sentire anche quelli “contro” dei modenesi…
Tracce di Sport… eccome. Oggi mi hai fatto salire nel tuo rifugio ed hai permesso al mio cuore di fotografarti in uno dei tuoi momenti più veri.
Grazie Zorro!

Luigi

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6 Risposte a “Il luogo intimo del campione | Articolo Treviso”

  1. Grande scritto, grandi emozioni, grande cuore, grande sensibilita’.
    E’ una gioia seguirvi nel vostro viaggio.
    Grazie
    Anna

  2. Pare giusto che, entrando nel luogo più intimo di qualcuno, anche il fotografo rimanga “nudo”, se mi si passa la metafora…

  3. Fotografare col cuore.
    Forse non te l’ho mai detto ma è la prima cosa che ho imparato da Luigi Ottani Maestro.
    Forse aver fatto il primo di una lunga serie di corsi, senza aver mai avuto una macchina fotografica, mi ha stimolata a non imparare la tecnica ma a vedere oltre lo strumento che si utilizza per ottenere delle immagini.
    Forse per quanto le immagini possano raccontare non trasmettono mai abbastanza di quello che il fotografo ha nella testa e nel cuore.
    E forse il fotografo lo sa.

    Forse, stavolta tolgo il forse, ritornare uomo nel luogo più intimo di qualcuno è il regalo più bello che un Maestro può fare.

    Grazie.
    Anita

  4. Ciao Ani, posso sottoscrivere?
    Anche io ho fatto il corso senza la macchina… poi non sono mai diventata brava come voi perché sono limitata io, non certo per colpa del maestro (lo sai vero che odia essere chiamato così?), ma credo di avere capito da lui il senso del fotografare e ci provo. Mi sa che ne abbiamo anche parlato una sera, io e te.

    Comunque è soprattutto l’ultima frase che mi preme sottoscrivere… abbiamo amato l’uomo prima del fotografo e fa piacere ritrovarlo!

    Insomma: nudo, nudo, nudo!!!
    Adesso la pianto, eh… sdrammatizzavo, ma col massimo rispetto per le belle parole di Anita e per il “maestro” anche :-)

  5. “Ognuno di noi ha un luogo sacro, un rifugio, dove il suo cuore è più puro, la sua mente più lucida, dove si sente più vicino a Dio o all’amore o alla verità o a qualunque cosa gli capiti di venerare.”
    Pochi sanno quando è il momento di guardare “solo” con i propri occhi, tu sei una di quelle persone.

  6. Luigi, in quello che hai scritto c’è molta saggezza e cuore, che dire bravo, è da rileggere, anche più volte, chissà come piace ad Andrea! e chissà i suoi occhi quando l’ha letto!