Enzo Masiello | Videointervista
Ho conosciuto Enzo Masiello, atleta paralimpico vincitore di due medaglie a Vancouver 2010, qualche mese fa correndo la staffetta della Milano Marathon.
Eravamo in quattro: i primi 20 chilometri li ha fatti Enzo Masiello in carrozzina, io ho corso dal ventesimo al trentesimo chilometro, Miki Biasion ha portato il testimone al 38° km e Giacomo Agostini ha raggiunto il traguardo. Appena ci siamo ritrovati insieme al traguardo, ho ringraziato Enzo perché aveva corso i primi 20 chilometri in poco più di un ora, passandomi il testimone quando transitavano gli atleti che corrono la maratona in due ore e mezza. Ho iniziato la mia frazione correndo ad una velocità per me assurda e per qualche secondo mi sono sentito un fenomeno. Tra gli spettatori ai bordi della strada, qualcuno mi ha riconosciuto e i commenti positivi si sono sprecati. Dopo 500 metri ero già cotto come un cecio e nei restanti 9 km e mezzo ho visto solo gente che mi superava. Ad onor del vero, sono riuscito a superare due maratoneti ma … erano infortunati…
Ieri l’ho incontrato di nuovo a Milano per intervistarlo per Tracce di Sport. E’ stata una lunga piacevole chiacchierata in cui Enzo ci ha raccontato dell’incidente che ha segnato la sua vita. Stava tornando in auto con gli amici, si sono fermati in autogrill, ha cambiato posto sedendosi in mezzo e poco dopo hanno fatto un frontale contro un’altra auto. “Alcuni miei amici sono morti, altri sono rimasti feriti e io … sono paraplegico” ha detto con naturalezza. Dopo un istante di pausa, in cui ha accarezzato istintivamente la carrozzina, ha aggiunto: “prima dall’alto si vedeva tutto bene!”
E’ bastata una sola frase di Enzo per farmi capire che il mondo visto da una carrozzina è tutta un’altra cosa.
Vestirsi da solo o entrare in auto senza aiuto, sono gesti che Enzo ha dovuto riconquistare con fatica e che noi diamo per scontati. Ha parlato della sua riabilitazione con semplicità, senza rabbia e senza rancore.
A proposito di sport e disabilità, Masiello ci ha spiegato che la pratica sportiva è stata considerata uno strumento efficace nella riabilitazione da gravi infortuni e che gli Stati Uniti sono stati i primi a sviluppare questo settore perché c’erano molti reduci della guerra del Vietnam da riabilitare.
Ci ha chiesto se volevamo vedere le due medaglie vinte a Vancouver. Appena ha capito che eravamo felici di poterlo fare, le ha tirate fuori dalla custodia originale di panno grigio come se dovessero essere protette dal freddo. L’argento e il bronzo sono bellissimi, sorprendentemente spesse, ondulate in superficie con tanto di scritta in linguaggio Braille nel retro.
Siamo rimasti insieme ancora per una decina di minuti parlando di Pistorius, dei suoi ricordi delle Paraolimiadi a cui ha partecipato e del suo futuro ma senza più accennare alla distinzione tra sport per disabili e normodotati.
L’ho accompagnato all’auto e mentre lo salutavo ho pensato che mi farebbe piacere incontrarlo ancora, magari la prossima volta potremmo fare una corsa insieme anche se lui è troppo veloce per i miei gusti!


14. giu, 2010 









Lo so, sono un po’ di parte… Enzo e’ il mio compagno ed Andrea Zorzi il mio idolo sportivo di gioventu’..
pero’ lo dico lo stesso: GRANDIIIIIII !!!!
Grazie a questa iniziativa di Tracce di Sport per il messaggio di sport e per le emozioni che trasmette a chi si avventura nelle pagine del diario, a chi guarda ed ascolta le video interviste, a chi guarda le immagini. Chi ama lo sport non puo’ non rimanerne affascinato, che sia di “parte” oppure no…
Ciao e buon viaggio ai camperisti.
Anna
Questo post stimola così tanti pensieri che non saprei da che parte prenderli per metterli in fila ed esprimerli. Come dici tu, Andrea, c’è quella frase – “prima dall’alto si vedeva tutto bene!” – che fa molto riflettere sui cambi di prospettiva che la vita, coi suoi eventi “fisici”, ci pone davanti (e non per forza negativamente, sapendo cogliere gli eventi come possibilità).
Poi (sarà che sto leggendo “Avere o essere?” di Fromm) c’è tutto il discorso dell’avere/essere: perdendo qualcosa che si ha, si va maggiormente verso l’essere? Forse sì, ci si è costretti e neanche questo è male.
Comunque sia, e al di là delle mie personali e in fondo banali considerazioni, grazie per questo post e i temi che tocca, così come per gli altri, passati e futuri.