Geometrie dell’anima | Slideshow Torino
A Torino ci siamo andati per cercare le Tracce dell’Olimpiade invernale del 2006. Eravamo curiosi di vedere come i torinese vivessero la loro città a quattro anni da un evento considerato da tutti un successo straordinario (soprattutto tra quelli organizzati in Italia). E’ bastato scendere dal camper parcheggiato a pochi metri dal Parco Cavalieri di Vittorio Veneto, per capire come lo Stadio Comunale e il PalaOlimpico siano diventati parte integrante di un paesaggio che parla di sport. Per la prima volta dall’inizio del viaggio abbiamo trovato un ambiente in cui spontaneamente si mescolano gli amanti della corsa e i lettori del giornali seduti su una panchina, i ragazzi che giocano a calcio e le mamme -o le nonne- che vanno a passeggio con la carrozzina.
Questo invidiabile mix si realizza all’interno di uno scenario di grande eleganza: lo stadio e il Palaisozaki (i torinesi lo chiamano con il nome dell’architetto giapponese che ha diretto il progetto) sono due strutture bellissime.
Nella mia carriera sono entrato innumerevoli volte nei palasport di tutto il mondo e ho apprezzato le strutture multifunzionali dell’Europa, la perfetta organizzazione e manutenzione di quelle giapponesi, il gigantismo delle arene nord americane e la semplicità ricca di umanità di quelle latine.
Il PalaOlimpico è contemporaneamente museo, spazio architettonico e luogo di spettacolo. Scendendo verso il centro colpisce la scelta attenta dei materiali utilizzati: dal cemento trattato delle grandi colonne al vetro trasparente che divide il campo dalle gradinate riducendo il senso di costrizione e creando riflessi affascinanti, per finire con la parete di specchi inclinati che trasforma l’ingresso in uno spazio infinito.
Le pareti esterne del Palaisozaki sono trasparenti e ciò permette di godere della vista del parco, dello Stadio Comunale e del Palazzo del Nuoto (che sta per essere terminato).
In questo panorama formalmente perfetto stona la presenza delle barriere di pre-filtraggio degli spettatori per l’accesso agli impianti sportivi che la legge Pisanu ha reso obbligatorie.
Sono uscito dal PalaOlimpico felice dell’esperienza visiva convinto però che quel Palasport ha perso l’anima sportiva: è stato costruito per ospitare gli eventi delle Olimpiadi invernali del 2006 ed è diventato un luogo che accoglie soprattutto spettacoli musicali. In questo cambio di destinazione, necessaria per render sostenibile economicamente la gestione della struttura, si sono perse le peculiarità di un palazzo dello sport: non ‘c’è odore di sudore e non ci sono Tracce di Sport.
ciao andrea zorzi
La musica dello Slideshow è di: Paolo Fresu – Geometrie dell’anima


12. giu, 2010 









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